giovedì 3 agosto 2017

Bonnie Nazdam - Lions



Avevo scoperto Bonnie Nazdam leggendo il bel romanzo "Lamb" (Edizioni Clichy, traduzione di Leonardo Taiuti) e successivamente incontrando:


il libro pieno di spunti che è "Amore e antropocene", scritto con Dalie Jameson (Stampa Alternativa) ma è soprattutto con "Lions" (Black Coffe, traduzione di Leonardo Taiuti) che ho avuto la conferma di aver incontrato una straordinaria scrittrici fuori dai limiti, dai confini, eppure incredibilmente tradizionale...incredibile....


un romanzo che ha il respiro dei testi sacri...che per me significa che una pagina, un capitolo, un passaggio vivono di una vita autonoma, eterna, che si scolpisce dentro al cuore del lettore con una violenza e una sensualità impareggiabili...parole, frasi che si trasformano in una porta aperta su svariate letture e riletture, mondi, suggestioni.
Kent Haruf mi è piaciuto tantissimo ma questo "Lions", ambientato in una cittadina fantasma del West americano abbandonato, deserto, stravolto, è, almeno per me, decisamente superiore ai romanzi del tanto celebrato scrittore americano.
Stratificato, percorso da fantasmi, spettri, leggende, visioni, lampi devastanti "Lions" si è fatto presenza profetica in questa giornata.
Quasi alla Cormac McCarthy nel suo portarti in giro per il deserto.
Nel suo metterti a nudo. Con le mie paure. Le mie pulsioni.  La mia ricerca di purezza. Il mio non voler abbandonare me stesso e i luoghi che conosco. La mia ricerca costante della semplicità, del silenzio.
Non lo so, l'ho letto in un 18 ore e ne sono uscito con la voglia di rileggerlo e rileggendone alcuni passaggi son stato malissimo.
Ci sono passaggi  memorabili come il capitolo che va da pagina 96 a pagina 99.
C'è proprio un respiro eterno che ti impedisce di fare altro.
Immenso.
È uno di quei libri che avrei voluto scrivere io.

Un romanzo incredibile.

Non posso che applaudire la scrittrice e dirle grazie.

Nessun commento:

Posta un commento